Agenpress. “Una guerra senza quartiere per cui, pur di strappare consensi all’alleato di governo, il Movimento 5Stelle e Luigi Di Maio non stanno esitando a sacrificare il sistema-paese, di fatto legittimandone lo smembramento, anzi prestandosi cinicamente ad esserne lo strumento più servile.

Dinanzi a questo è necessario un colpo d’ala della politica e delle classi dirigenti più accorte e lungimiranti perché è del tutto illusorio che – da sole – le regioni del nord avranno ancora voce in capitolo nella competizione globale mentre è del tutto evidente che in questo modo rischiamo di organizzare due funerali: quello del Mezzogiorno innanzitutto e, poco dopo, anche quello del centro nord. E’ la logica del sistema-paese che vince, non la guerra dei numeri primi. In ordine sparso qualsiasi eccellenza vale meno di niente”.

Così la senatrice Teresa Bellanova.

“Squilibri, malfunzionamenti, arretratezze territoriali, esistono al sud come al nord ed è ridicola, oltre che finta, la rappresentazione di un nord che funziona e produce e di un Mezzogiorno che è solo una palla al piede. Per questo abbiamo, sin dal primo momento, contrastato con grande determinazione la logica assistenziale che orienta il progetto del reddito di cittadinanza perché non di questo ha bisogno il sud ma di investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, di logistica, di qualità territoriale, di politiche tese a ridurre il gap. E per questo non ci stancheremo di ricordare che dire made in Italy significa parlare anche delle tantissime piccole e medie imprese di eccellenza del Mezzogiorno. L’ultima cosa di cui ha bisogno questo Paese è ridurre una questione così seria a slogan di bassa lega e guerre fratricide. E di governatori, anche del Sud, che pur di ricavare uno strapuntino sulle pagine dei giornali e una qualche visibilità nazionale non esiterebbero a mandare al macero i territori che governano”.

“Io”, prosegue la senatrice Teresa Bellanova, “rivendico con orgoglio l’aver indicato, come Partito democratico, la strategia di uno sviluppo a trazione meridionale e aver lavorato in questa direzione. Non nascondo i problemi sotto il tappeto. Il tema dei costi standard da nord a sud, per cui una siringa o una protesi devono costare uguale a Milano e a Palermo. Il tema della qualità della spesa, delle risorse straordinarie, miliardi e miliardi, utilizzate male, in ritardo e spesso non utilizzate proprio, delle classi dirigenti non all’altezza del compito, delle burocrazie paralizzanti e inadeguate. Tutto questo non può tradursi in un secessionismo egoista e rozzo ma nella messa in campo di scelte politiche e meccanismi adeguati e nell’alleanza tra territori. Solo così l’Italia si salva”.

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