Agenpress  – Palermo ricorda l’attentato di via Isidoro Carini in cui morirono il generale Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di polizia Domenico Russo. Cerimonia questa mattina sul luogo della strage di cui oggi ricorre il trentasettesimo anniversario.

Presenti Rita, Nando e Simona Dalla Chiesa. Rita Dalla Chiesa si é abbracciata a lungo col prefetto Antonella De Miro. Presenti diverse autorita’ civili militari e istituzionali tra cui il sottosegretario agli Interni, Luigi Gaetti.

“Credo che raramente come in quella occasione un uomo mandato a combattere la mafia sia stato lasciato dichiaratamente solo. Non è stata una cosa sfuggita né alla mafia né all’opinione pubblica. Fu quasi una dichiarazione di estraneità”, ha detto ai  cronisti Nando Dalla Chiesa.  “Gran parte della verità è stata accertata per fortuna siamo tra le poche vittime che hanno avuto la possibilità di avere in buona parte giustizia”. “La verità storica è stata accertata e quella giudiziaria in grandissima parte”.

Rimosso un messaggio a firma di Sergio De Caprio, il capitano “Ultimo” della squadra dei carabinieri che arrestò il capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina che all’inizio della cerimonia era apparso affisso vicino alla corona di alloro della Presidenza della Repubblica. “Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa vive nelle nostre azioni presenti, passate e future”, recitava il messaggio. Il testo scritto in un foglio bianco, con la scritta in calce Ultimo-Crimor unità militare combattente, era stato affisso tra le 8 corone di alloro istituzionali, in via Isidoro Carini.

Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ricorda la strage rinnovando “l’omaggio commosso del Paese e mio personale alla memoria del Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della Signora Emanuela Setti Carraro e dell’agente Domenico Russo, vittime della barbarie mafiosa”. “Innovatore attento e lungimirante – scrive Mattarella – il Generale Dalla Chiesa era mosso da una profonda fiducia nello Stato e nella sua capacità di sconfiggere le organizzazioni nemiche della sicurezza e della legalità repubblicana, anche quelle più subdole e pervasive; rifiutava il mito dell’invincibilità della mafia così come, nelle sue precedenti esperienze, non aveva mai accettato che si potesse cedere o indietreggiare davanti alla violenza terroristica. La sua determinazione, sorretta da un profondo senso etico e istituzionale, si è tradotta in metodi di lavoro e modelli organizzativi originali, che hanno orientato il lavoro di successive generazioni di servitori dello Stato”.

E ancora: “Il suo sacrificio è stato il seme di una forte reazione civile che – anche attraverso nuovi strumenti normativi – ha prodotto un significativo incremento nella capacità di risposta e di contrasto alla violenza mafiosa. Con sentimenti di partecipe emozione, rivolgo un particolare ricordo ad Emanuela Setti Carraro e Domenico Russo. Il loro esempio di coraggio e generosa dedizione è comune a tanti uomini e donne che anche oggi, per motivi familiari o professionali, coscientemente condividono i rischi e le preoccupazioni di chi è esposto a tutela della libertà, della legalità e della giustizia. Con questo spirito, rinnovo alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo i sentimenti di solidarietà e vicinanza miei e dell’intera comunità nazionale”.

L’articolo Palermo. 37 anni fa l’assassinio del gen. Dalla Chiesa, della moglie Emanuela e dell’agente Russo proviene da Agenpress.



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