martedì, Agosto 9, 2022
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Coronavirus. Capobianchi (Spallanzani). “La Cina lo ha isolato per prima ma non lo ha distribuito”

Agenpress – “Quando nella prima settimana di gennaio è arrivata la notizia che si stava diffondendo in Cina una infezione respiratoria non identificata e poi è scoppiata l’epidemia, le autorità cinesi hanno annunciato di aver scoperto che la causa era un nuovo virus. Di questo virus avevano già ottenuto l’isolamento e la sequenza dell’intero genoma, in tempi rapidissimi, rendendola pubblica a tutta la comunità scientifica. Allora noi ci siamo mossi subito. Ci siamo riuniti intorno a un tavolo e abbiamo pensato: ci vuole una diagnostica molecolare. Ci siamo messi a lavorare e lo abbiamo fatto”.

Lo dice la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi, direttore del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani in una intervista a Repubblica, dove racconta  i giorni concitati, stressanti ed entusiasmanti della ricerca sul coronavirus e parla del suo laboratorio come fosse una costellazione, un cielo dove non brilla mai una sola stella.

“Il laboratorio è un mondo, posso dire che il gruppo iniziale che ha cominciato a lavorare alla messa a punto della diagnosi era capitanato da Eleonora Lalle, responsabile della Diagnostica delle infezioni virali respiratorie in laboratorio, con Concetta Castilletti, responsabile della Unità dei virus emergenti e Fabrizio Carletti, esperto nel disegno dei nuovi test molecolari. E Antonino Di Caro che si occupa dei collegamenti sanitari internazionali. Siamo stati tra i primi al mondo a isolare il virus e lo metteremo a disposizione di chi vorrà lavorarci. La Cina lo ha isolato per prima ma non lo ha distribuito”, dice ancora la dottoressa Capobianco.

“Ora i dati saranno a disposizione della comunità internazionale. Si aprono spazi per nuovi test di diagnosi e vaccini. L’Italia diventa interlocutore di riferimento per questa ricerca”, spiega il direttore scientifico dell’Istituto Spallanzani Giuseppe Ippolito nel corso della conferenza stampa.

“E’ un passo fondamentale – spiegano i ricercatori – che permetterà di perfezionare i metodi diagnostici esistenti ed allestirne di nuovi”. La disponibilità nei laboratori del nuovo agente patogeno, inoltre, “permetterà di studiare il meccanismo della malattia per lo sviluppo di cure e la messa a punto del vaccino. La sequenza parziale del virus isolato nei laboratori dello Spallanzani, denominato 2019-nCoV/Italy-INMI1, è già stata depositata nel database GenBankì”.

“Avere a disposizione il virus in un sistema di coltura ci permette di provare farmaci in vitro, di avere grandi quantità di virus per la messa a punto di un vaccino e infine avere il virus a disposizione significa poter fare studi di patogenesi, cioé sui meccanismi di replicazione”, ha aggiunto  Maria Capobianchi.

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