Arresto Patrick Zaki. La famiglia: non è mai stato minacciato. Studenti Master: giustizia

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Agenpress -“Non riusciamo ancora a comprendere le accuse mosse a Patrick, nostro figlio non è mai stato fonte di minaccia o di pericolo per nessuno, anzi, è stato una costante fonte di sostegno e di aiuto per molte persone”.

Così su Facebook la famiglia di Patrick. “Patrick è tornato in Egitto per una breve vacanza dai suoi studi in Italia,  per venire a trovare noi e i suoi amici e per passare un po’ di tempo insieme prima di tornare alla sua intensa vita accademica. Non avremmo mai immaginato che potesse essere trattato in questo modo, né che avremmo vissuto anche solo per un giorno con una paura e un’ansia senza precedenti per la sicurezza e il benessere di nostro figlio. Non sappiamo nemmeno quando o come finirà questo incubo”.

Patrick George Zaky “sta pagando un prezzo molto alto per il suo impegno a favore della giustizia sociale e l’uguaglianza”. Così in una nota gli studenti di tutta Europa del master ‘Gemma’, a cui il ricercatore egiziano è iscritto, si sono espressi durante il presidio organizzato questa mattina a Granada, in Spagna, dove ha sede l’ateneo che coordina il corso di studi. Studenti che chiedono “verità e giustizia. Per Patrick, per Giulio (Regeni) e per tutti coloro che lottano per società più giuste ed egualitarie”.

Gli studenti chiedono la “liberazione immediata” di Patrick e la cadute delle accuse, “un’indagine seria e indipendente del Governo egiziano sulle condizioni di detenzione illegale e la violazione di diritti umani, l’interruzione di pratiche che includono l’arresto illegale di studenti, ricercatori, accademici e giornalisti e l’invenzione di accuse false a loro carico”.

Gli studenti di ‘Gemma’ sottolineano le analogie tra quanto accade a Patrick e il caso di Giulio Regeni. In particolare, spiegano, la polizia che ha affermato di aver arrestato Zaky in casa dei genitori, il sabato, “solo per giustificare le oltre 20 ore di scomparsa forzata. Informazione che non sorprende visto che non è la prima volta che i difensori di diritti umani come Giulio Regeni, ricercatore italiano, sono scomparsi e sono stati messi a tacere in questo regime come conseguenza del proprio lavoro a favore di società libere e democratiche. La vita di Patrick è in pericolo e dobbiamo mobilitarci urgentemente”.

“Nonostante l’avvento del regime brutale di Al-Sisi che ha messo a tacere innumerevoli voci – affermano gli studenti -Patrick non ha ceduto alla pressione. Con una incrollabile determinazione e persistenza, ha lottato per la libertà di espressione del popolo egiziano, in una nazione governata da dittatura militare, implacabile nella repressione di ogni opposizione”.

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