Quaresima. Don Buonaiuto. “Scopriamoci solidali gli uni con gli altri”

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Oggi inizia la Quaresima, che richiama un tempo di grazia, soprattutto nell’emergenza sanitaria che sta affrontando il mondo. L’invito di don Aldo Buonaiuto agli uomini di buona volontà sulla responsabilità e solidarietà ai fratelli, in particolare quelli più fragili

Agenpress – Ieri è stato un carnevale insolitamente triste. L’epidemia di coronavirus ha cancellato le parate del martedì grasso per le quali l’Italia è celebre nel mondo. Oggi con il mercoledì delle ceneri, inizia, invece il tempo quaresimale che mai come adesso sembra richiamare i temi autentici del cammino cristiano verso la Pasqua. L’Italia e il mondo vivono momenti di inquietudine e preoccupazione per il futuro. Quaresima e quarantena hanno la stessa radice etimologica. I prossimi quaranta giorni sono intrinsecamente votati alla meditazione e alla riscoperta dei valori più profondi dell’esistenza umana.

I padri del deserto insegnavano che ogni emergenza comunitaria richiede conversione individuale e senso collettivo di responsabilità: loro quando una pestilenza o un nemico minacciavano la città, lasciavano l’eremitaggio per solidarizzare con la popolazione colpita. È questa la realizzazione del messaggio contenuto nella parabola del buon samaritano: la malattia non deve essere una disgrazia esclusivamente personale, bensì un richiamo generale al significato reale della vita di tutti noi. Invece, purtroppo, in queste ore assistiamo ad una “convergente divaricazione” mediatica. Da un lato si accentua in maniera sensazionalistica la portata del problema, dall’altra si minimizzano i decessi delle persone contagiate dal coronavirus, enfatizzando la circostanza che “erano soggetti fragili”.

Sicuramente i responsabili della macchina sanitaria dei soccorsi avranno ben presente il dramma umano che si nasconde dietro ciascuna di quelle morti. La vita è sacra e va custodita dal concepimento al suo termine naturale, perciò il fatto che il temibile virus veda stroncare l’esistenza di anziani e malati cronici rende la situazione ancora più cupa e triste.

Nel Vangelo, metaforicamente, ma anche concretamente si ricorda che il medico serve al malato e non al sano, dunque, in uno dei Paesi più anziani del pianeta l’attenzione per contenere e sconfiggere il coronavirus deve essere sempre in cima ai pensieri di tutti coloro che nella società civile hanno delle responsabilità. In questa quaresima al tempo dell’epidemia, noi credenti siamo chiamati a dare una testimonianza di lungimiranza spirituale e di solidarietà tra fratelli.

Mai quanto adesso dobbiamo ricordare che la croce è composta da due assi. Uno verticale che richiama il dialogo con il cielo e la riflessione sul significato delle cose ultime. E uno orizzontale, che invece ci riconduce alla convivenza solidale tra figli dell’unico Padre. Nel crocifisso, per noi cristiani, c’è la soluzione all’emergenza: preghiera e senso di responsabilità.

In duemila anni di storia cristiana, dalla lebbra alla peste nera, dalla spagnola alle terribili e dimenticate pestilenze del terzo mondo, come Ebola, la comunità dei credenti si è sempre rimboccata le maniche per tutelare le fasce più deboli della popolazione.

I Promessi Sposi raccontano come le processioni del Vescovo di Milano, Federico Borromeo, in piena emergenza sanitaria, avessero tenuto viva la speranza e il senso collettivo di rinascita. Nei tempi della prova sono sempre emersi profili di santità che hanno guidato il gregge verso nuovi scenari attraverso soluzioni condivise.

Da qui l’appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà affinché, a livello nazionale e globale, si mettano da parte le divisioni, gli egoismi, gli interessi particolari e le polemiche per concertare misure e interventi in grado di fronteggiare una situazione che è sicuramente seria ma possiamo ancora tutti quanti, insieme, impedire che diventi tragica.

Attenzione, quindi a sottovalutare, anzi addirittura a banalizzare la mortalità del virus nella terza età. C’è il rischio spaventoso di una strisciante mentalità eugenetica dietro coloro che relativizzano l’emergenza, come se fosse meno allarmante un’incidenza della mortalità prevalentemente nei soggetti più fragili. Non vogliamo neppure prendere in considerazione che la scarsa rilevazione di casi in altri Paesi abbia come spiegazione una insufficiente sollecitudine per la tipologia di popolazione soggetta a maggiori pericoli a causa dell’epidemia.

In realtà nessuno si salva da solo, una società realmente avanzata è davvero risanata quando non abbandona alcun suo componente.

https://www.interris.it/editoriale/in-quaresima-con-il-coronavirus

 

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