Radicali Italiani: secondo CPI si può incriminare Putin. Ma qunado?

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AgenPress. “Karim Khan, procuratore capo della Corte Penale internazionale dell’Aja (CPI), in una recente intervista ha affermato che non esiste immunità per i crimini di guerra.

Ci permettiamo di fare presente al procuratore Khan che, rispetto all’incriminazione di Vladimir Putin e della sottostante catena di comando russa, il ‘quando’ è altrettanto importante del ‘si può fare’”, così in una nota Massimiliano Iervolino, Igor Boni e Giulio Manfredi, segretario, presidente e membro di giunta di Radicali Italiani.

“È molto importante l’intervista rilasciata a Euronews dal procuratore capo che ha affermato: ‘Né gli ordini ricevuti dai superiori, né la posizione gerarchica che un individuo ricopre come generale, presidente o primo ministro sono condizioni sufficienti per l’immunità; non c’è immunità per i crimini internazionali.

E uno dei principi di Norimberga è che non esiste prescrizione per crimini di guerra o crimini contro l’umanità’. Quando avverrà però questa incriminazione? Sono passati quasi otto mesi dalla seconda aggressione della Federazione Russa all’Ucraina; in oltre duecento giorni la serie di crimini commessi dai russi in Ucraina e documentati copiosamente è impressionante: bombardamenti indiscriminati, esecuzioni sommarie, torture, stupri, deportazioni di massa di civili, saccheggi; decine di migliaia di cittadini ucraini sono stati vittime di tali crimini.

Ricordiamo che il 24 maggio 1999 l’allora procuratrice della CPI, Louise Arbour, incriminò l’allora presidente serbo Slobodan Milosevic e altri quattro dirigenti serbi con questa motivazione: ‘Dal 1 gennaio 1999 … il 52mo Battaglione dell’Esercito Federale Yugoslavo, le forze di polizia della Federazione, le forze di polizia serbe e gruppi paramilitari, sotto direzione e con il sostegno o l’appoggio degli imputati abbiano dato corso ad una campagna di terrore e violenza contro gli albanesi civili kosovari, con lo scopo dichiarato di allontanare gran parte della popolazione albanese del Kossovo/Kosova per radicare il controllo serbo sulla regione’.

Diciamolo: basterebbe sostituire nella motivazione le parole ‘albanesi civili kosovari’ e ‘Kossovo/Kosova’ con le parole ‘civili ucraini’ e ‘Ucraina’ per ottenere l’atto di accusa utilizzabile oggi contro Putin e i membri della sua banda di criminali.

Nel 1999 ci vollero alla CPI cinque mesi dall’inizio dei crimini per spiccare l’incriminazione di Milosevic, che continuò a mantenere il potere a Belgrado ma che fu completamente isolato a livello internazionale.

Ci auguriamo che il procuratore Khan non tardi a incriminare Putin e sodali per una serie di crimini quantitativamente e qualitativamente ben più rilevanti di quelli commessi 23 anni dai serbi in Kosovo”, concludono.

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